Chi indossava gli occhiali tra le maschere della Commedia dell’Arte?
Se pensiamo alla Commedia dell’Arte, ci vengono subito in mente costumi sgargianti, battute argute e personaggi che sembrano usciti da un’opera teatrale senza tempo (beh, in effetti lo sono). Ma tra tutti quei travestimenti iconici, c’è un dettaglio spesso sottovalutato: gli occhiali! Nella Venezia del ‘500 c’era già chi li sfoggiava sul palco con grande stile. Ma chi tra Arlecchino, Balanzone, Brighella e compagnia bella aveva bisogno di un aiutino per vedere meglio?
Balanzone: il primo “quattr’occhi” della storia del teatro
Se dovessimo premiare la maschera più “miopi” della Commedia dell’Arte, la statuetta andrebbe senza dubbio a Dottor Balanzone. Questo pomposo professore bolognese, famoso per i suoi sproloqui in latino e la sua aria da sapientone, è spesso raffigurato con un bel paio di occhiali rotondi sul naso. Perché? Perché da buon dottore, doveva leggere tomi e pergamene piene di termini incomprensibili (anche per lui, probabilmente).
I suoi occhiali non erano certo un accessorio fashion, ma più un simbolo della sua erudizione (o della sua voglia di impressionare il pubblico con paroloni altisonanti). Insomma, senza i suoi occhiali, Balanzone avrebbe potuto scambiare Arlecchino per un collega di università… e sappiamo tutti che non sarebbe mai successo!
E Arlecchino? Troppo vivace per gli occhiali!
Dall’altra parte dello spettro, troviamo Arlecchino, il servo furbo, agile e sempre in movimento. Se Balanzone è l’erudito che vede male, Arlecchino è l’eterno giovanotto, scattante come un gatto (o almeno, così gli piace pensarsi). Vi immaginate Arlecchino con gli occhiali? Dopo una capriola sarebbero già per terra, rotti in mille pezzi!
Inoltre, Arlecchino non ha tempo per leggere contratti o fare i conti: il suo mondo è fatto di scherzi, astuzie e, soprattutto, di scappare dai guai. Se mai avesse avuto bisogno di occhiali, probabilmente li avrebbe rubati a Balanzone… per poi restituirglieli con le lenti colorate, giusto per confonderlo un po’.
E le altre maschere?
Balanzone non è l’unico ad aver usato gli occhiali nel teatro dell’epoca. Altri personaggi seriosi, come Pantalone, il vecchio mercante veneziano, potevano essere rappresentati con occhialetti per sottolineare la loro età avanzata, ma mai con la stessa autorevolezza del dottore bolognese.
Occhiali e Commedia dell’Arte: una tradizione che continua
Se oggi possiamo ridere immaginando Balanzone che si aggiusta gli occhiali sul naso o li pulisce con aria importante, è perché questi dettagli hanno reso i personaggi ancora più vivi e riconoscibili. Gli occhiali, in fondo, non sono solo strumenti per vedere meglio, ma veri e propri simboli di carattere.
E chissà, magari se Arlecchino fosse vissuto ai giorni nostri, avrebbe optato per un bel paio di occhiali da sole alla moda… giusto per darsi un’aria ancora più misteriosa tra uno scherzo e l’altro!